mercoledì 16 maggio 2012

“La dignità vale più della vita.”


Nel 2008, arriva la grande crisi negli Stati Uniti, pero in Europa no, l’economia della vecchia signora era salda, e cosi anche a casa nostra, stavamo da dio. I soldi giravano, il lavoro c’era, le vacanze puntuali, due settimane al mare, due settimane in montagna, i bimbi andavano felici a scuola, scuola pubblica molto all’avanguardia, le mamme lavoravano perché c’erano asili nido in ogni quartiere… o forse no…
Ci sono più di venti anni che ci si barcamena tra un governo ed altro, ogni uno con le sue idee di crescita e benessere (personale), ogni uno con il suo proprio elettorato o quasi, ma sicuramente da più di venti anni le stesse facce sotto bandiere diverse o dentro partiti che cambiano nome ad ogni tornata elettorale.
Quante volte siamo scesi in piazza, o dietro ad un partito o dietro ai sindacati, per chiedere un cambiamento? Direi troppe, ma troppo poche volte da soli, di propria iniziativa, tutti insieme, senza alcuna bandiera, tranne che la nostra… uniti dall’unico desiderio di vero cambiamento.
Chi non ricorda dicembre 2009, e poi dicembre 2010 e ancora 15 ottobre 2011, giusto per rimembrare le ultime….perché noi siamo gente dalla memoria corta, ahimè… ma in quei giorni c’era un arcobaleno di gente, una variegata linea di pensiero uniti dalla stessa voglia di voltare pagina, di riprendersi il “potere” di decidere su chi li doveva rappresentare… stanchi di sentirsi presi in giro da quella politica, che pensava solo ad intascare i soldi dei cittadini, dalle leggi fatte per salvare una volta un mafioso, una volta un corrotto, una volta un ladro, una volta e l’altra pure sempre lo stesso personaggio e i suoi compari.
Ricordo ancora l’euforia di quel giorno che non voleva finire, ma ricordo anche la preoccupazione per l’ignoto.
La crisi si era sparsa a macchia d’olio nel vecchio povero continente, e a casa nostra si sentiva più che mai.
Reduci dalle maxi manovre straordinarie a carico nostro, perché l’Europa ce lo chiedeva, sotto il “ricatto” col benestare dell’opposizione e lo sguardo “attento” del presidente della Repubblica, si vota l’ultima nel pomeriggio del 12 novembre, e poi a seguire, le dimissioni dell’ “orco” combattuto da sempre….e poi??!!!
E poi, come un sipario, calò il silenzio, arrivo il consenso generale di un paese schiavo per troppo tempo di scandali e bordellate varie, terrorizzati dallo spread e dalla Grecia…si aveva finalmente l’eroe che ci avrebbe salvato da una fine certa.
Un governo tecnico, il governo dell’equità, del rigore e della crescita, che godeva di una grandissima fiducia e di un’ampia maggioranza, dagli stessi che per anni non avevano fatto il loro dovere dentro quel palazzo, i stessi che lo avrebbero poi tirato, uno da una manica uno dall’altra, pur di ottenere ogni uno la sua “riforma”…
Morale della favola, in breve tempo si aumenta l’età pensionabile, si rimette mano sulla riforma del lavoro, si cerca di sconvolgere lo statuto dei lavoratori e cancellare l’articolo 18, togliendo a chi ha più diritti per poi non darli più a nessuno, si aumentano le tasse sotto il nome “Salva Italia”…e tutto questo mentre lo spread ci insegue sempre e l’ombra della Grecia ci copre…
Arrivano i suicidi, dal più umile operaio all’imprenditore sfiduciato, arrivano le proteste degli operai licenziati o in cassa integrazione, gli esodati aumentano, i giovani non trovano lavoro, arriva giugno col pensiero per l’imu da pagare, arrivano le bollette ogni mese più grandi….. sotto lo sguardo arrogante dei tecnici, che per fare cassa si sono rifatti ancora una volta sui più deboli, tralasciando volutamente quelle risorse con quali potevano veramente coprire quel maledetto debito (che non è dei cittadini), come la lotta all’evasione, una vera patrimoniale sui grandi patrimoni, tagliare il costo della politica, le pensioni d’oro, smettere di comprare aerei per andare in “missioni di pace”, insistere sul voler fare le grandi opere inutili come il TAV etc etc ….
E nel mentre il disagio sociale aumenta, loro sono pronti dalle loro gabbie dorate, a riesumare il terrorismo e le Br, pur di trovare il giusto alibi per la repressione di ogni alzata di testa da parte del paese….ma la storia insegna, a chi vuole imparare e ricordare….

“La dignità vale più della vita.” (cit)


 Emilia

martedì 8 maggio 2012

A memoria di Peppino Impastato: Le Poesie


Poesie di Peppino Impastato
Un mare di gente
a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa 
rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa 






peppino Impastato

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
Peppino Impastatohanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni




Appartiene al tuo sorriso
l'ansia dell'uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un pò d'attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
                                          è un uomo che muore.






Fresco era il mattino
e odoroso di crisantemi.
Ricordo soltanto il suo viso
violaceo e fisso nel vuoto,
il singhiozzo della campana
e una voce amica:
"è andato in paradiso
a giocare con gli angeli,
tornerà presto
e giocherà a lungo con te".

Stormo d'ali contro il sole,
capitombolo nel vuoto.
Desiderio,
erezione,
masturbazione,
orgasmo.
Strade silenziose,
volti rassegnati:
la notte inghiotte la città.                                                                  
                                                                                                                                


Il cuore batte con l'orologio,
il cervello pulsa nella strada:
amore e odio
pianto e riso.
Un'automobile confonde tutto:
vuoto assoluto.
Era di passaggio.
Sulla strada bagnata di pioggia

si riflette con grigio bagliore
la luce di una lampada stanca:
e tutt'intorno è silenzio.











Nubi di fiato rappreso
s'addensano sugli occhi
in uno stanco scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
Amore
Non
Ne
Avremo.