martedì 27 dicembre 2011

"Il lavoro rende liberi": liberiamoci dal lavoro salariato!


"Il lavoro rende liberi": liberiamoci dal lavoro salariato!

Lager, campi di concentramento, camere a gas: risorse estreme dell'inesauribile sete di profitto del mostro denominato “capitale”


«Esiste una notevole differenza tra storia e memoria. La storia conduce alla riflessione e, secondo percorsi razionali, rinvia al presente; la commemorazione a un processo di cristallizzazione che colloca il suo oggetto fuori del tempo.» (Georges Bensoussan, L’eredità di Auschwitz, Einaudi, Torino, 2002)

I soldati della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev, entrarono nel campo di sterminio e scoprirono la “vergogna” di Auschwitz. In base alle indagini svolte immediatamente dopo la “scoperta” del lager, esperti inglesi, americani e russi, che lavorarono di comune accordo, stimarono in circa quattro milioni le persone che trovarono la morte nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau.
L’avanzata delle truppe russe in Polonia, in direzione della Germania, obbligò i gerarchi hitleriani a evacuare i prigionieri da decine di lager e a distruggere gli impianti di sterminio, che secondo le stime più attendibili servirono complessivamente per il genocidio di circa sei milioni di ebreieuropei.
L’ultimo trasporto dei prigionieri di ambo i sessi verso Auschwitz avvenne a piedi. Era il 18 gennaio. Nei giorni che precedettero la liberazione c’era nei prigionieri – secondo quanto riferirono i pochi sopravvissuti – una tensione drammatica. Nel campo si trovavano soprattutto coloro che non potevano camminare.
Quasi subito dopo l’ultimo trasporto, gli ufficiali delle SS cominciarono a bruciare i magazzini appiccando il fuoco con i vestiti imbevuti di benzina, strappati agli uomini uccisi nelle camere a gas. Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori numero 2 e 3, e la notte tra il 25 e il 26 anche il crematorio 5.
Come si è potuti arrivare a tanto orrore?
Nell'Europa dominata dalla Germania, durante la seconda guerra imperialistica mondiale (1939-45), ha preso corpo il terrificante “Nuovo Ordine” preannunciato da Hitler nelle pagine del “Mein Kampf”. Tale Nuovo Ordine, il cui presupposto ideologico è costituito dall'idea di una gerarchia razziale dei popoli da stabilire nel mondo, si basa, in sostanza, su uno sfruttamento brutale, a vantaggio del sistema capitalistico tedesco, di tutti i territori direttamente o indirettamente controllati dalla Germania, secondo criteri organizzativi diversi e a livelli diversi di intensità.
Un primo livello è quello dei popoli formalmente indipendenti ma considerati quali satelliti della Germania, perché la loro economia capitalistica è organizzata, dai loro regimi fascisti asserviti a quello nazista, per rispondere alle necessità dell'economia capitalistica tedesca. Si tratta dell'Italia (chiamata a fornire alla Germania sia quei beni industriali che essa non produce a sufficienza, sia alcuni prodotti agricoli), dell'Ungheria (fornitrice soprattutto di carbone, alluminio e farine), della Romania (fornitrice soprattutto di grano e petrolio), della Bulgaria (da cui i tedeschi prelevano piombo, zinco e semi oleosi), della Slovacchia (fornitrice di carni, latticini e pellami) e, nelle intenzioni di Hitler per il dopoguerra, anche della Spagna e del Portogallo.
Un secondo livello è quello dei popoli che, pur avendo un loro governo fascista, sono però sotto l'occupazione militare tedesca. Si tratta della Norvegia, della Croazia, dell'Olanda e della Francia, le cui condizioni sono miserrime perché la presenza dell'esercito tedesco significa il pagamento di tutte le spese dell'occupazione e l'influenza crescente dei movimenti di estrema destra locali, di ispirazione nazista e di comportamenti criminali.
Un terzo e infimo livello è infine quello dei cosiddetti protettorati, direttamente amministrati dai tedeschi mediante propri governatori, senza alcuna autorità locale. Si tratta della Boemia-Moravia, della Serbia, del Wartegau (Polonia), della Curlandia (che include anche Lituania, Livonia, Estonia e Russia Bianca) e dell'Ucraina. Tutti questi territori sono popolati daslavi, che secondo l'ideologia hitleriana, costituiscono, insieme ad ebrei enegri, una razza inferiore e subumana, di cui perciò sarebbe legittima, in questa aberrante prospettiva, un'utilizzazione in condizioni di schiavitù a profitto della razza superiore tedesca. Ed effettivamente tra il 1941 ed il 1943 il regime hitleriano comincia a mettere in pratica queste idee, facendo uccidere intere famiglie di proprietari terrieri dei protettorati, passando le loro terre a coloni fatti venire dalla Germania, e mettendo a disposizione di tali coloni, in cambio dell'obbligo loro imposto di inviare in Germania una parte dei prodotti agricoli delle loro nuove proprietà, squadre di schiavi slavi per ogni sorta di lavoro.
In condizioni di ancora più atroce schiavitù vengono posti i circa 3 milioni di prigionieri russi caduti in mano ai tedeschi nella campagna militare del 1941 ed i circa 9 milioni di ebrei rimasti nei territori controllati dalla Germania. Per costoro vengono creati nuovi lager oltre a quelli già esistenti in Germania da prima della guerra come Buchenwald e Dachau, tra cui i più grandi a Mathausen in Austria, a Flossenburg ed a Belsen in Boemia, ad Auschwitz ed a Treblinka in Polonia, affidati a reparti speciali delle SS con il compito di organizzare lo sfruttamento delle energie lavorative degli internati con il minimo costo (quindi distribuendo loro solo stracci per indumenti e solo scarti alimentari come cibo) e fino all'esaurimento (quindi assegnando loro mansioni massacranti ed uccidendoli non appena diano segno di essere malati od eccessivamente indeboliti). L'orrore di questi lager arriva al punto che vi è consentito persino l'uso degli internati come materia prima. Infatti, nella Germania di quegli anni vengono fabbricati saponi con grasso umano; pettini ed attaccapanni con ossa umane; borse, guanti e paralumi con pelli umane conciate. Altri internati sono usati come cavie di esperimenti chimici, chirurgici e farmacologici.
Né si deve credere che si tratti dell'universo demoniaco delle sole SS e dei più degenerati dei capi nazisti. Al contrario, il capitalismo tedesco è beneficiario dell'orrore dei lager e vi è coinvolto fino in fondo. “In previsione di ulteriori esperimenti con nuova droga chimica, vi saremo grati se ci poteste procurare 150 soggetti in buona salute“. “Gli esperimenti sono stati eseguiti. Tutti i soggetti sono morti. Ci metteremo presto in contatto con voi per una nuova ordinazione“. Queste frasi agghiaccianti si trovano in lettere commerciali spedite nel 1943 dal gruppo tedesco Farben, massimo gruppo chimico del paese, all'amministrazione del lager di Auschwitz. Altri gruppi industriali tedeschi si sono comportati nella stessa maniera, e particolarmente numerose, poi, sono state le industrie che, o per mancanza di operai (acutissima nella Germania dell'epoca, dopo che milioni di uomini sono stati chiamati alle armi, e non sono stati sostituiti che in parte da lavoratori stranieri fatti emigrare in Germania), o per effettuare risparmi sui salari, hanno stipulato veri e propri contratti di cessione di internati, da usare come schiavi per i lavori più pesanti e dequalificati, con amministrazioni delle SS.
Il sistema dei lager nazisti si rivela perciò, ad una attenta analisi storica, come prodotto non di una regressione ad un'ancestrale barbarie, ma di un determinato sviluppo, modernamente e disumanamente efficiente, del capitalismo tedesco che, per superare i suoi squilibri tra ricavi e costi, indotti da scarsità di capitale e alti prezzi di materie prime, costituisce alla propria periferia un sistema di rapporti sociali non capitalistici, e tuttavia funzionali al profitto capitalistico (non diversamente, se non per una maggiore efficienza disumanizzante, da quanto aveva fatto il primo capitalismo inglese con lo schiavismo negro delle piantagioni americane destinate a fornire le materie prime delle industrie tessili inglesi).
Nella prospettiva finale del cosiddetto Nuovo Ordine sognato da Hitler, del resto, l'intera Europa orientale slava avrebbe dovuto diventare una sorta di immenso lager che, fornendo alla Germania derrate alimentari gratuite, perché prodotte da schiavi, avrebbe aumentato il potere di acquisto dei salari tedeschi e consentito quindi al capitalismo industriale tedesco di accrescere i profitti riducendo ulteriormente i salari.
Ma i lager hanno anche un'altra funzione nel mondo hitleriano. Essi servono cioè come una sorta di laboratorii sociali in cui sperimentare nuove forme di dominio dell'uomo sull'uomo che possano risultare utili al sistema capitalistico per neutralizzare quanti esso rende marginali o considera ostili. Nei lager, infatti, non c'è disordine ma, al contrario, un ordine, per quanto perverso, formalistico e minuzioso. Gli internati sono suddivisi in categorie ordinate gerarchicamente e distinte da contrassegni visibili: più in basso di tutti, gli ebrei, segnati da un triangolo rosso; poi gliasociali (cioè zingariomosessuali e lavoratori licenziati per infrazioni alla disciplina di fabbrica o di ufficio), segnati da un triangolo nero; poi i dissidenti religiosi (valdesi, testimoni di Geova, ecc.), segnati con un triangolo viola; e al vertice criminali comuni (per lo più i condannati dai tribunali per omicidio o violenza carnale), segnati con un triangolo verde. A questi ultimi viene affidato il compito di mantenere la disciplina quotidiana (implicante l'uccisione dei deboli e dei malati, lo smistamento delle cavie, ecc.), che essi eseguono solitamente con brutale e attenta efficienza, perché a questo prezzo essi hanno salva la vita. Ciò a cui mirano i nazisti, infatti, è che ogni lager produca lavoro, torture e morte autonomamente, con un intervento minimo delle SS, facendo collaborare al suo funzionamento, in cambio della vita o persino del differimento della morte, una parte degli stessi internati, in base alle loro gerarchie interne di cui si è detto, e spegnendo nell'altra parte ogni spirito di rivolta attraverso precise tecniche di distruzione anche psicologica.
In tal modo, il lager diventa il prototipo sperimentale di un futuro perimetro sociale in cui possano essere gradualmente annientati, senza pericolo di rivolte né necessità di impiego di grandi forze repressive e conseguente inevitabile pubblicità della repressione, tutti coloro, per quanto numerosi possano essere, che non sappiano accettare il posto loro assegnato nella società dal capitalismo (tedesco), nazista in tempo di guerra, ma anche eventualmente democratico in tempo di pace.

la vita continua



[Questa canzone, scritta dal situazionista Raoul Vaneigem, fu eseguita probabilmente per la prima volta da alcuni operai belgi, durante i grandi scioperi del 1961.]

La vie s'écoule, la vie s'enfuit
Les jours défilent au pas de l'ennui
Parti des rouges, parti des gris
Nos révolutions sont trahies

Le travail tue, le travail paie
Le temps s'achète au supermarché
Le temps payé ne revient plus
La jeunesse meurt de temps perdu

Les yeux faits pour l'amour d'aimer
Sont le reflet d'un monde d'objets
Sans rêve et sans réalité
Aux images nous sommes condamnés

Les fusillés, les affamés
Viennent vers nous du fond du passé
Rien n'a changé mais tout commence
Et va mûrir dans la violence

Brûlez, repaires de curés
Nids de marchands, de policiers
Au vent qui sème la tempête
Se récoltent les jours de fête

Les fusils sur nous dirigés
Contre les chefs vont se retourner
Plus de dirigeants, plus d'État
Pour profiter de nos combats

* * *

La vita scorre, la vita fugge / I giorni sfilano al passo della noia / Partito dei rossi, partito dei grigi / Le nostre rivoluzioni sono tradite // Il lavoro uccide, il lavoro paga / Il tempo si compra al supermercato. / Il tempo pagato non torna più / La giovinezza muore del tempo perduto // Gli occhi fatti per l'amore d'amare / Sono il riflesso d'un mondo d'oggetti. / Senza sogno, né realtà / Alle immagini siam condannati. // I fucilati, gli affamati / Ci vengono incontro dal fondo del passato. / Niente è cambiato, ma tutto comincia / E maturerà nella violenza. // Bruciate, covi di preti, / Nidi di mercanti e poliziotti. / Al vento che semina tempesta / Si mietono i giorni di festa. // I fucili puntati su di noi / saranno rivolti contro chi comanda / Niente più Stato né dirigenti /Ad approfittare delle nostre lotte. 

la settimana di sangue ( della comune francese )




[La canzone, qui eseguita da 
Les amis d'ta femme, fu scritta da Jean-Baptiste Clément nel giugno 1871, durante la sanguinosa repressione della Comune di Parigi e subito dopo la "Settimana di sangue" (22-29 maggio), che aveva segnato il ristabilimento del potere dei "Versagliesi" di Adolphe Thiers. Il testo originale è stato leggermente ma significativamente modificato]

Sauf des mouchards et des gendarmes,
On ne voit plus par les chemins,
Que des vieillards tristes en larmes,
Des veuves et des orphelins.
Paris suinte la misère,
Les heureux mêmes sont tremblant.
La mode est aux conseils de guerre,
Et les pavés sont tous sanglants.

Refrain :
Oui mais ! Ça branle dans le manche,
Les mauvais jours finiront.
Et gare ! à la revanche,
Quand tous les pauvres s’y mettront.
Quand tous les pauvres s’y mettront.

Les journaux de l’ex-préfecture,
Les flibustiers, les gens tarés,
Les parvenus par l’aventure,
Les complaisants, les décorés
Gens de Bourse et de coin de rues,
Amants de filles au rebut,
Grouillent comme un tas de verrues,
Sur les cadavres des vaincus.

Refrain

On traque, on enchaîne, on fusille
Tout ceux qu’on ramasse au hasard.
La mère à côté de sa fille,
L’enfant dans les bras du vieillard.
Les châtiments du drapeau rouge
Sont remplacés par la terreur
De tous les chenapans de bouges,
Valets de rois et d’empereurs.

Refrain

Nous voilà rendus aux jésuites
Aux Mac-Mahon, aux Dupanloup.
Il va pleuvoir des eaux bénites,
Les troncs vont faire un argent fou.
Dès demain, en réjouissance
Et Saint Eustache et l’Opéra
Vont se refaire concurrence,
Et le bagne se peuplera.

Refrain

Demain les manons, les lorettes
Et les dames des beaux faubourgs
Porteront sur leurs collerettes
Des chassepots et des tampbours
On mettra tout au tricolore,
Les plats du jour et les rubans,
Pendant que le héros Pandore
Fera fusiller nos enfants.

Refrain

Demain les gens de la police
Refleuriront sur le trottoir,
Fiers de leurs états de service,
Et le pistolet en sautoir.
Sans pain, sans travail et sans armes,
Nous allons être gouvernés
Par des mouchards et des gendarmes,
Des sabre-peuple et des curés.

Refrain

Le peuple au collier de misère
Sera-t-il donc toujours rivé ?
Jusques à quand les gens de guerre
Tiendront-ils le haut du pavé ?
Jusques à quand la Sainte Clique
Nous croira-t-elle un vil bétail ?
À quand LA FIN DE la République
De la Justice et du Travail ?

Refrain

Inno alla Libertà ( i nuovi carbonari ) de andré

l'anarchia diventa utopia quando i governi riescono a farti credere che l'unica forma civile di vita sia quella che praticano loro
"Una carta del mondo che nn contiene il Paese di Utopia nn è degna nemmeno di uno sguardo, perchè nn contempla il solo Paese al quale l'Umanità approda di continuo." Oscar Wilde