mercoledì 15 febbraio 2012

Unione Degli Stati Bancari d'Europa




Ora ad Atene è tornata la calma e l’ordine regna sovrano. Adesso, che il gas dei lacrimogeni a Piazza Syntagma s’è diradato ed il popolo greco soggiace inerme, la piccola Grecia con le reni finalmente spezzate s’è quietata come l’Egeo quando il Meltemi smette all’improvviso di soffiare. E mentre i greci nel chiuso delle loro case, quelli che ne hanno una, prendono coscienza della loro tragica condizione che annuncia decenni, almeno, di miseria e povertà per tutti, ecco uscire allo scoperto i “vincitori” di questa guerra condotta senza quartiere, né rispetto, da figli depravati contro la Madre di tutte le culture occidentali. Ecco Olli Rehn, un oscuro burocrate finlandese, che vorrebbe Mykonos e Samos in pegno dalla Grecia, Commissario Europeo per gli Affari Economici e Monetari, formatosi negli USA nel Minnesota, il quale, dopo un master ad Helsinky, nulla ha trovato di meglio che di approdare nella Comunità per meriti misteriosi. Quest'uomo è colui che si è sentito “autorizzato” ad offendere gli italiani, che ha consigliato di giocare contro il debito pubblico e lo spread come nel calcio, col “catenaccio”. S’è scomodato a scendere dal suo ufficio in sala stampa per elevare pena allo spread, sottolineare l’impennata delle borse, per festeggiare lo scampato pericolo di default, con Barroso ed i suoi amichetti delle banche. “Adesso -annuncia- potremo concedere il prestito ai greci”, 130 mdi di euro che sono la polizza di assicurazione per le banche franco-tedesche che hanno i forzieri stracolmi di bond greci che, senza questo accordo, rischiavano di essere solo carta straccia. Ed ecco la Merkel soddisfatta, mentre Sarkozy tenta di arrogarsi grossa parte del merito di questa soluzione che gli concede respiro in una campagna elettorale irta di insidie per lui. Persino l’imbelle Monti può pavoneggiarsi per aver anticipato agli italiani gli stessi sacrifici ora imposti alla Grecia. Solo che c’è una piccola differenza: l’Italia è il sesto paese industrializzato del mondo, domina incontrastata interi settori produttivi del pianeta, ha risorse umane che le consentono di sopravvivere anche ad una tremenda crisi come questa, mentre la Grecia ha il PIL della provincia di Treviso e non dispone di risorse economiche al di là del turismo e dell’yogurt. E poi l’Italia non è stata costretta a ridurre del 20 % tutti gli stipendi e gli assegni di pensione, a licenziare direttamente 30.000 dipendenti pubblici, ad adottare contratti di lavoro aziendali e mettere al bando quelli nazionali collettivi.
Ed ora ci chiediamo: ma è questa l’Europa? Può essere questa l’Europa sognata dai padri fondatori dell’Unione? E’ questa quella comunità dove pace, concordia e prosperità avrebbero dovuto beneficiare popoli fratelli, ciascuno nel segno della propria identità culturale e le proprie tradizioni secondo quanto vagheggiato da Jean Monnet, Robert Schumann, Alcide De Gasperi, Paul - Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer, cioè dai padri fondatori dell’Europa? Cosa potrebbero mai dire questi personaggi di fronte allo scempio attuato da Berlino, alla debolezza di Parigi ed ai tentennamenti di Roma di fronte ad un’azione punitiva che ha un punto di partenza ipocrita, salvare le banche tedesche e francesi, ed un punto d’arrivo folle: ridurre in povertà una nazione.
E’ passata la linea dura, quella del prendere o lasciare, del sottostare od andarsene, alla fine sposata pure dal ministro delle Finanze greco, Venizelos, che ha affermato di “aver scelto il male per evitare il peggio”. Sono queste le alternative che Mamma Europa sottopone ai suoi figli-stati membri? Scegliere tra il male ed il peggio? Ma non si doveva crescere tutti insieme uniti, solidali e nel benessere?Una soluzione quella per la Grecia basata sulla recessione e l’impoverimento di un intero popolo. Siamo tutti sicuri che sia la soluzione giusta? S’è forse voluto prendere una decisione “esemplare” che sia di monito anche all’Italia, alla Spagna, all’Irlanda ed al Portogallo?
Noi riteniamo che il risultato di questa politica dissennata dell’Ue in Grecia sarà quello di innescare una tensione sociale senza più limiti, la depauperazione della ricchezza, la fuga degli ultimi capitali rimasti in quel Paese e la nascita di uno sfascismo qualunquista che rischia di propagarsi presto al resto dell’Europa, se non si correrà ai ripari.
Quello di Atene era un problema relativamente piccolo tre anni fa e lo si poteva risolvere senza grossi sussulti. Ma Francia e Germania hanno privilegiato i bilanci delle loro banche ed ora pensano ai loro rispettivi confronti elettorali.
Nel frattempo, il sogno dell’Europa si sta trasformando in un incubo senza ritorno. È una situazione che indigna e suscita rabbia, perché nessun popolo va al patibolo cantando e dicendo grazie. Nessun popolo si fa condurre supino ed imbelle alla fame ed alla disperazione. E se una folla sterminata, radunata in piazza prima condannava ed ora applaude indiscriminatamente i presunti ( in realtà solo gente disperata ) anarchici, black bloc, no global, l’estrema destra e l’estrema sinistra, vuol dire che la ragione è tramontata da un pezzo e che c’è il pericolo concreto di un ritorno nel Vecchio Continente del caos e degli anni di piombo.
E’ questa l’Europa delle identità nazionali che ci avevano prefigurato i nostri padri? Era un’Europa come questa fondata sulla brutalità e l’arida logica della finanza, anziché sullo sviluppo, l’armonia e la solidarietà? Crediamo proprio di no. E l’asettico pragmatismo, l’oscurantismo dei barbari del Nord non prenderà mai il sopravvento sulla luce della Civiltà che continuerà a rifulgere incontenibile. Questo è bene che Monti lo ricordi a se stesso ed ai vichinghi col viso pitturato che sono accampati a Bruxelles.

Stefano

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