martedì 10 gennaio 2012

RIBBELLIAMOCI


Gia' immagino il vostro sdegno...dopo aver letto l'articolo sulle Multinazionali.
Ma e' inutile prendersela con la cattiveria umana.

QUESTI ABUSI CONTINUERANNO FINCHE' NON SI CAMBIANO LE REGOLE DEL GIOCO ECONOMICO.

Finche' il profitto sara' osannato, tutti troveranno naturale arricchirsi alle spalle dei piu' deboli e ogni abuso verra' giustificato in nome della concorrenza. Finche' il mercato sara' posto a fondamento dell'economia, la gente continuera' ad essere divisa in due: gli utili e gli inutili.

Utili quelli che hanno denaro da spendere.
Inutili tutti gli altri.

I primi corteggiati e rispettati.
I secondi derubati anche dei pochi averi su cui basano la propria sopravvivenza.

Gente senza lavoro, senza tetto, senza acqua potabile, senza assistenza sanitaria, senza una scuola per i propri figli. In una parola, gente al limite della sopravvivenza.
Nessuno sa quanti siano.

Qualcuno stima che siano 1.500.000.000
Altri addirittura 3.000.000.000

TRE MILIARDI DI RIFIUTI UMANI
CHE RAPPRESENTANO IL PIU' GRAVE ATTO D'ACCUSA
PER LA NOSTRA SOCIETA' DELLO SPRECO.





E' tempo che cominciamo a fare delle scelte intelligenti e rispettose verso gli altri, ricordando che se continuiamo a comportarci in maniera tanto irresponsabile non pecchiamo solo contro le generazioni future ma anche contro miliardi di nostri contemporanei.

A. D. 2012 ......ritorno alla schiavitù.........ma perché siam stati mai veramente liberi?


                                        
                                      A.D. 2012..................... ritorno alla schiavitù



                                                           
                                          ma perché siamo stati mai veramente
                                         liberi.............................................................








Questo nuovo anno è cominciato non male................................ peggio. Infatti, nonostante l'abitudine a subire da parte di questo nostro popolo, riusciamo ancora a sorprenderci. Sentendoci dire da tutti e di continuo che fino ad ora la crisi non si è manifestata in pieno nella sua drammaticità, non sappiamo più né cosa aspettarci né a che santo andarci a parare.
Purtroppo, ormai dopo tra l'altro 17 anni di nanismo, sembra un trend inarrestabile, a tal punto che molti pensano che sia una cosa pilotata per far poi cosa.................................................................beh, qualunque cosa direi potrebbe esser tacciata di fantapolitica, ma oramai non mi sorprenderei più di nulla neanche se tornasse il papa re.
In Italia, come dicevo prima, questo trend è iniziato alla fine degli anni 70 ed ora checche se ne dica siamo  arrivati al capolinea, però a prescindere le chiacchiere e le fanta -idee del Super mega tecnico Monti, penso che sia giusto capire a fondo come ci abbiano portati (di proposito, si di PROPOSITO) a ciò, evidenziando tante delle cose che ci sono di sbagliato, e che gente non dico in buona fede per carità ma con un po' di cuore potrebbero riportare ad un livello d'accettabilità, perciò cercheremo di far una serie di articoli su questi scandali alla luce del sole sui quali le persone non fanno più caso, ma che alla fine del mese fan male, e come fan male, e sperando che nel frattempo qualche lampadina si reillumini cominciamo con il primo:

                                                               L’Inflazione.
 Nelle economie di mercato i prezzi di beni e servizi possono subire variazioni in qualsiasi momento: alcuni aumentano, altri diminuiscono. Si parla di inflazione quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. In seguito a tale fenomeno un’unità di moneta (1euro) consente di acquistare una minore quantità di beni e servizi; in altre parole, il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore rispetto al passato.

Peso dei principali gruppi di beni e servizi compresi nello IAPC

L’inflazione, la stabilità dei prezzi e la BCE
Il compito principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, che secondo la sua definizione corrisponde a un tasso di inflazione sui 12 mesi misurato sullo IAPC, inferiore ma prossimo al 2 per cento in un orizzonte di medio termine.

Alcune variazioni di prezzo sono più importanti di altre
Quando si calcola l’incremento medio dei prezzi si attribuisce un peso maggiore alle variazioni relative a beni e servizi per i quali i consumatori spendono di più (ad esempio l’energia elettrica) rispetto a voci di spesa meno significative (quali lo zucchero o i francobolli).

Gli individui non effettuano tutti gli stessi acquisti
Le singole famiglie hanno abitudini di spesa diverse: alcune possiedono un’automobile e mangiano carne, altre si spostano esclusivamente con i mezzi pubblici o seguono una dieta vegetariana. Le abitudini di spesa medie dell’insieme delle famiglie determinano il peso da attribuire ai diversi beni e servizi nella misurazione dell’inflazione.
Nel calcolo dell’inflazione si tiene conto di tutti i beni e servizi consumati dalle famiglie, fra i quali figurano:
generi di uso quotidiano (ad esempio alimentari, giornali, benzina)
beni durevoli (ad esempio capi di abbigliamento, computer, lavatrici)
servizi (ad esempio affitto dell’abitazione, servizi di parrucchiera, assicurazioni)

Confronta il prezzo del paniere di spesa da un anno all’altro
Tutti i beni e servizi consumati dalle famiglie nel corso dell’anno sono rappresentati dal cosiddetto “paniere”. Ciascuna voce di spesa contenuta nel paniere ha un prezzo, che può variare nel tempo. Il tasso di inflazione sui 12 mesi corrisponde al prezzo del paniere totale in un determinato mese rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Indice armonizzato
Nell’area dell’euro l’inflazione al consumo è misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo, spesso indicato con la sigla “IAPC”. Il termine “armonizzato” significa che tutti i paesi dell’Unione europea adottano la stessa metodologia. Ciò assicurala comparabilità dei dati dei diversi Stati membri.

Il peso delle voci considerate nello IAPC
L’impatto della variazione di un singolo prezzo sullo IAPC dipende dall’importo speso in media dalle famiglie per il relativo bene o servizio. Esempio 1: il caffè (insieme al tè e al cacao) ha un peso dello 0,4%; qualsiasi variazione di prezzo non avrà quindi un impatto considerevole sullo IAPC complessivo. Esempio 2: la benzina (insieme ad altri combustibili per autoveicoli e lubrificanti) ha un peso del 4,6%; ciò significa che, rispetto al caffè, la stessa variazione percentuale di prezzo avrà un impatto circa 10 volte superiore sullo IAPC. 
   

Comparabilità tra paesi



Prima dell’avvento dell’euro ciascun paese calcolava l’inflazione in base alle proprie metodiche e procedure nazionali. L’introduzione della moneta unica ha creato l’esigenza di disporre di uno strumento di misurazione dell’inflazione per l’intera area dell’euro, senza lacune né sovrapposizioni e in modo da assicurare la comparabilità tra i paesi. Lo IAPC, basato su una serie di standard giuridicamente vincolanti, risponde precisamente a tale esigenza.

Come si calcola lo IAPC?
1. Rilevazione dei prezzi: ogni mese circa 1,8 milioni di prezzi vengono registrati dagli osservatori dei prezzi in oltre 200.000 punti vendita di quasi 1.600 città, piccole e grandi, nell’intera area dell’euro. In ogni paese sono rilevati mediamente i prezzi di circa 700 beni e servizi rappresentativi. Il numero esatto delle voci incluse nel campione differisce da un paese all’altro. Per ciascun bene o servizio vengono raccolti vari prezzi presso punti vendita differenti in diverse regioni. Esempio: la componente relativa ai libri tiene
conto di varie tipologie di pubblicazioni (opere di narrativa, di saggistica, di consultazione ecc.) vendute nelle librerie, nei supermercati e da fornitori operanti in Internet.
2. Ponderazione dei gruppi di beni e servizi: ai gruppi di beni e servizi viene assegnato un peso in base all’importanza che rivestono nel bilancio medio delle famiglie. Per assicurare che l’indice mantenga la sua rilevanza nel tempo e rispecchi le variazioni dei profili di spesa, i pesi sono aggiornati regolarmente. Il loro calcolo si basa sui risultati di indagini condotte presso le famiglie, alle quali si chiede di registrare le proprie spese. I pesi sono medie nazionali che riflettono la spesa di tutte le tipologie di consumatori (più o meno abbienti, più o meno giovani, ecc.).
3. Ponderazione dei paesi: ai singoli paesi viene attribuito un peso in base alla rispettiva quota nella spesa per consumi totale dell’area dell’euro.




 Chi calcola lo IAPC...
nei paesi? Ciascun paese dell’area dell’euro dispone di un istituto nazionale di statistica, che calcola il rispettivo IAPC.
per l’area dell’euro? Ogni istituto nazionale di statistica invia i propri dati all’Eurostat, l’ufficio statistico delle Comunità europee, che quindi calcola lo IAPC per l’insieme dell’area dell’euro. L’Eurostat assicura anche la qualità dei dati nazionali verificando l’ottemperanza agli standard giuridicamente vincolanti. Per maggiori informazioni si consultino le pagine web dell’Eurostat sullo IAPC.

L’inflazione, la stabilità dei prezzi e la BCE
Il compito principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, che secondo la sua definizione corrisponde a un tasso di inflazione sui 12 mesi misurato sullo IAPC inferiore ma prossimo al 2 per cento in un orizzonte di medio termine.

Ora venendo al problema, perché di problema si tratta, riguardo all’inflazione ascritta e quella reale cominciamo a ragionare su di essa.                                                                                                   Con l'introduzione dell'euro, in Italia si è verificato un fenomeno particolare: alcuni indicatori economici segnalavano un aumento dell'inflazione, stimato intorno al 6% annuo, mentre le rilevazioni ufficiali dell'Istat si attestavano intorno al 2-3% annuo. Secondo alcuni il primo dato corrisponde all'inflazione percepita dai consumatori, e a quella rilevata da altri istituti, come l'Eurispes. Questo, secondo il parere di alcuni economisti, non tanto perché i dati siano falsificati, bensì in quanto il campione dell'Istat non è più rappresentativo dei consumi.
Il campione dell'Istat si basa su di un paniere di prodotti, tra i quali vengono monitorati esclusivamente i più venduti di ogni categoria. Ad esempio, per le auto, non si monitorano le auto di lusso, ma le più diffuse utilitarie, e non tutte, ma solo quella più venduta. Ora, mentre in un mercato con poche offerte il prodotto di punta facilmente raggiunge valori significativi, nei mercati attualmente vi sono decine, se non centinaia di scelte per ogni prodotto: è dunque difficile che un singolo prodotto, anche se il più diffuso, sia un campione rappresentativo della categoria. Per fare un confronto, i dati dell'Eurispes monitorano, oltre al prodotto più venduto, anche il più caro ed il più economico di ogni categoria. Questo perché, anche se il prodotto più venduto non aumenta di prezzo, lo fanno tutti gli altri che possono facilmente essere più del 60% del mercato, cosi l'inflazione misurata resta ferma, ma non quella percepita. Non va però dimenticato che i punti vendita rilevati dall'Eurispes sono in numero molto più basso rispetto a quelli dell'Istat.
Secondo alcuni, il tipo di rilevazione dell'Istat non misura il disagio delle classi medie, che, abituate a comprare prodotti di una certa qualità e dunque più costosi, non potendoseli più permettere, tendono a comprimere i loro consumi, e, infatti, si è notato un incremento del ricorso ai discount,
aumentato del 10% dall'introduzione dell'euro, un appiattimento dei consumi alimentari, un crollo della spesa media pro capite per le vacanze, tutti indicatori di un aumento dell'inflazione ben al di sopra dell'ufficiale 2-3%.
Un ulteriore elemento di contestazione è il fatto che il tasso d'inflazione considera allo stesso modo beni durevoli e beni di consumo, che hanno vita utile e tempi di riacquisto molto diversi. L'impatto che un rincaro delle automobili ha sui redditi di una famiglia media si manifesta ogni 10 anni, mentre un aumento del prezzo della benzina ha effetti quotidiani. I prezzi vengono pesati rispetto alla quantità venduta del prodotto/servizio, ma non sono moltiplicati per coefficienti che tengono conto della loro durata.
Per altro verso, i prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto incidono maggiormente sull'inflazione percepita rispetto a quelli acquistati più raramente. L'ISTAT annovera tra i beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto i generi alimentari, le bevande alcoliche e analcoliche, i tabacchi,
le spese per l'affitto, i beni non durevoli per la casa (detersivi, ecc.), i servizi per la pulizia e la manutenzione della casa, i carburanti, i trasporti urbani, giornali e periodici, i servizi di ristorazione e i servizi di assistenza. Per essi si è rilevato, a giugno 2008, un tasso di inflazione tendenziale del 5,8%, che può dirsi constatato quasi quotidianamente dai consumatori. Il tasso tendenziale generale è nettamente minore (3,8%) in quanto vi contribuiscono i beni a bassa frequenza d'acquisto (elettrodomestici, servizi ospedalieri, acquisto di mezzi di trasporto, servizi di trasloco, apparecchi audiovisivi fotografici e informatici, articoli sportivi), il cui tasso tendenziale è stato dell'1,6%. Ad esempio, gli alimentari e bevande analcoliche (+6,1%), le spese per l'affitto, l'acqua, il gas, l'elettricità e i combustibili per la casa (+7,2%), i combustibili e le spese di manutenzione per i mezzi di trasporto e le spese per i servizi di trasporto (+6,9%) incidono sull'inflazione percepita, per via dell'alta frequenza di acquisto, più dei servizi sanitari (prezzi invariati rispetto al giugno 2007) o delle comunicazioni (spese postali, tariffe e prezzi di apparecchi telefonici, diminuiti del 2,4%).
Si può anche supporre che le percezioni individuali siano influenzate più dai rincari che dalle diminuzioni di prezzo, oppure che sull'inflazione percepita da alcune categorie di consumatori abbia influito significativamente la dinamica dei prezzi di beni non compresi nel paniere sui cui si basano gli indici dei prezzi. Come in altri paesi, infatti, in Italia il tasso d'inflazione considera solo i consumi finali, non anche l'acquisto dell'abitazione e le relative rate di mutuo, (considerati investimenti), nonostante costituiscano una spesa rilevante per i redditi da lavoro dipendente e autonomo.
In seguito alle polemiche sul livello dell'inflazione, è stata attivata una "Commissione di studio per il calcolo degli indici dei prezzi", composta da professori universitari, esperti Istat, rappresentanti delle parti sociali (sindacati e confindustria) e rappresentanti delle associazioni dei consumatori.
Purtroppo, e qui veniamo sempre più a noi, tutte queste belle parole e tutti questi capitolati lasciano il tempo che corre in quanto nonostante il metodo di calcolo della tanto nominata INFLAZIONE può sembrar tutto giusto ma così non è per lo più riscontrandoli con la realtà. Ora cercherò nelle minori parole possibili di spiegar perché partendo dal reddito medio considerato dei cittadini (e sul quale dovrebbe esser considerata l’inflazione reale)e ripreso dall’ISTAT questa inflazione conti (dati da loro) alla mano è completamente falsa. Ebbene l’italiano medio o meglio la famiglia italiana si considera che abbia circa 2400 euro mensili (esattamente 2394 etc etc) e già questo calcolo ci fa pensare…………..visto il gran numero di disoccupati, cassintegrati, precari, operai al minimo con stipendi da 600 a 1200 euro, pensionati sociali, che insieme alle rispettive famiglie fa parte di un 71 % della totalità della popolazione, e ci porta a credere alle disparità che ci siano in un paese teoricamente democratico e di cui una delle bandiere che dovrebbe sventolare è quello dell’equità (e di questo si parlerà in un altro articolo). Ebbene di questa cifra mensile ( sempre tramite fonte ISTAT ) si spendono circa 300 euro mensili per la benzina, cui dal prossimo anno bisognerà sommare altre 500 euro l’anno, quindi altri 40 euro mensili, perciò il 14,16 % del reddito familiare (nonostante ciò tenete presente che per questa quando si fa il calcolo ponderato inflattivo la benzina passa miracolosamente ad un valore pari all’1,73 %messa in mezzo al reparto trasporti), altri 640 euro mensili più o meno per i generi alimentari considerando in queste le spese effettuate anche per le varie feste dell’anno ed abbiamo già un altro 26.66%, sommiamo a questi un’altra fonte di spesa importante quale le bollette varie, spese per abitare, etc, si aggiunge un altro10,09% (e per questo ci basiamo sui dati della BCE come per gli altri in seguito), altro 8,4 % per la sanità, e circa un 14 % dei trasporti misti a manutenzioni ed altro, e per finire l’istruzione per un totale del1,7% (e questo dato preso di proposito da loro vi spiega già tutto), beni e servizi vari 7,9 %... Qui mi fermo altrimenti farei come la famiglia media che sfora il totale mensile di spesa nonostante siamo solo all’80 % e ho tralasciato di proposito tabacco, liquori ed altro, perché penso che vizi o altre cose siano a mio modo di vedere, di secondaria importanza nonostante sotto vi darò le percentuali date dalla BCE per il calcolo ponderato dell’inflazione in modo da alzar ancora di più (se mai servisse) il vostro livello di livore nei confronti di questi, per i continui tentativi (tra l’altro che riescono da sempre senza che nessuno li blocchi mai), di truffare i meno fortunati. Torniamo a noi, con le percentuali che vi ho dato facendo appunto un calcolo con l’80 % della spesa e facendo la ponderazione calcolando gli aumenti, si arriva ad una cifra di circa l’8,9 %, che se poi andrebbe ancora analizzata, arriverebbe facilmente come si può ben capire, ad una cifra sopra il 10 %. Con ciò possiamo comprendere appieno e non solo tramite percezione ma su dei dati ben chiari perché l’economia vada sempre più verso il basso e la gente oltre a lavorar sempre di più (e naturalmente qui parlo dei fortunati che un lavoro lo hanno ancora), può spendere sempre di meno .
Ora come promesso vi metterò le percentuali usate dagli stati per calcolare l’inflazione, che come ben sapete grazie a questi ed aggiungendo gli altri prodotti che non subiscono aumenti, riescono a stabilizzare sempre la stessa ad una percentuale pari o sotto il 2%, e con questi vi si chiarirà ancor meglio la truffa, (tenendo ben presente che per i dettagli dovrete riportarvi al sito della BCE alla voce dati inflazione).

PRODOTTI ALIMENTARI E BEVANDE ANALCOLICHE  = 16.20%
BEVANDE ALCOLICHE E TABACCHI  =  2.9 %
ABBIGLIAMENTO E CALZATURE  =  8.48%
ABITAZIONE, ACQUA, ENERGIA ELETTRICA, GAS ED ALTRI COMBUSTIBILI   =  10.09%
MOBILI, ARTICOLI E SERVIZI PER LA CASA  =  8.04%
SERVIZI SANITARI E SPESE PER LA SALUTE  =  8.4 %
TRASPORTI (comprendente benzina e combustibili no gas)  =  15,17%
COMUNICAZIONI  =  2.72 %
RICREAZIONE, SPETTACOLI E CULTURA  =  7.58%
ISTRUZIONE  =  1.13%
SERVIZI RICETTIVI E DI RISTORAZIONE  =  11,28%
ALTRI BENI E SERVIZI  =  7.96%



Come avete potuto vedere ci son delle voci con delle percentuali totalmente create ad arte tipo……… i mobili……..mi spiegate oggi come oggi chi investe quasi il 10 % annuo del suo reddito per continuar imperterrito a comprar mobili? Piuttosto con questa gran crisi questi stessi beni entrano in recessione, perciò costano sempre meno ed abbassano notevolmente l’indice inflattivo. Per non parlare poi delle spese per l’istruzione, meno del 2 %..... capisco che la Gelmini le ha provate tutte (e quasi tutte purtroppo con successo per chiudere le scuole), ma è una percentuale completamente ridicola, come d’altronde, nonostante sia un dettaglio, aver messo come nuovo prodotto l’IPAD.  Ora, in primis vorrei sapere con che cosa lo compareranno e per il futuro come ci si comporterà?
Nel frattempo continuiamo a subire questa crisi (di cui ci occuperemo in seguito in altri articoli) e come per altro continuiamo a subire ingiustizie varie.
I nodi vanno sempre al pettine come per i soldi, continuando così finiranno (andando logicamente nelle mani solo di pochi) e poi ? ……………………………………………
beh di certo in questi giorni di povertà, di idee ce ne son tante ma di fatti ancor pochi, e continuando così anche i più vili si sveglieranno e
poi………………………………………………………………………………………………………. Ho capito questi sono esclusivamente miei sogni, ma hai visto mai che si tramutino in realtà?


Stefano

Le multinazionali



Apparentemente noi ricchi consumatori del Nord e loro poveri sfruttati del Sud sembriamo avversari.
In realta' siamo i due estremi di uno stesso meccanismo che un gruppo di intermediari usa per arricchirsi.
I veri destinatari della ricchezza sono le imprese, e in particolar modo le multinazionali, imprese di dimensioni vastissime che si stanno impadronendo dell'economia di tutto il mondo.
Per ogni prodotto proveniente dal Sud del mondo c'e' un pugno di multinazionali che ne ha il controllo commerciale.



Nel caso della banana esse sono: Dole, Chiquita, Del Monte.
Nel caso del caffe' sono: Nestle', Philip Morris, Sara Lee.
Nel caso del petrolio sono: Exxon, Chevron, ENI.
...e tante altre.
Nuove e piu' potenti multinazionali si stanno formando, tramite fusioni e accorpamenti.
>>>IL MECCANISMO:
Nei loro uffici si progettano nuovi prodotti, a seconda delle esigenze del mercato, e appena i prototipi sono pronti, si cercano fabbriche in Indonesia, in Vietnam, in Cina, o in mille altri posti...dove il lavoro costa poco.
In questo modo si trova sempre la soluzione che consente alla multinazionale di avere il prodotto al prezzo piu' basso possibile.

COSTI BASSISSIMI=GUADAGNO ALTISSIMO (non vuole cosi' il mercato ??)
Naturalmente, importa poco se
CIO' AVVIENE ALLE SPALLE DEI LAVORATORI CHE RISCUOTONO SALARI DA FAME, CHE LAVORANO IN AMBIENTI INSALUBRI, CHE SONO PERFINO INSULTATI E MALMENATI.


Ma chi sono tutte queste multinazionali assetate di profitto a qualsiasi costo ??
EH EH EH ...ne trovate una buona lista nella sezione BOYCOTT del nostro sito internet.
Scoprirete molte ingiustizie commesse da...McDonald's, Walt Disney, Nike, Chicco..e tante altre di vostra conoscenza.


Ognuno di noi, quando fa la spesa al supermercato, puo' spingere le multinazionali a cambiare strada...si chiama BOICOTTAGGIO, una forma legale di non-acquisto, che ha gia' dato molti risultati (vedi il caso Nike).
Per esempio...scegliere i prodotti che non si macchiano di sfruttamento del lavoro minorile o di distruzione delle risorse ambientali.
Approfondimenti nella sezione Boycott