martedì 24 gennaio 2012

Quando le dimissioni sono un ricatto

Art. 1.
1. Fatto salvo quanto stabilito dall'articolo 2118 del codice civile, la lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l'intenzione di recedere dal contratto di lavoro, e' presentata dalla lavoratrice, dal lavoratore, nonché dal prestatore d'opera e dalla prestatrice  d'opera, pena la sua nullità, su appositi moduli predisposti e resi  disponibili gratuitamente, oltre  che con le modalità di cui al comma 5, dalle direzioni provinciali del lavoro e
dagli uffici comunali, nonché dai centri per l'impiego.
2. Per contratto di lavoro, ai fini del comma 1, si intendono tutti i contratti inerenti ai rapporti di lavoro  subordinato […]indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, nonché i contratti di collaborazione coordinata   e   continuativa, anche a progetto, i contratti di collaborazione di natura occasionale, i contratti di associazione in partecipazione di cui all'articolo 2549 del codice civile per cui l'associato fornisca prestazioni lavorative e in cui i suoi redditi derivanti dalla partecipazione  agli  utili siano qualificati come redditi di lavoro autonomo, e i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci.
3. I moduli di cui al comma 1, realizzati secondo direttive definite con decreto del Ministro  del  lavoro e della previdenza sociale […]riportano un codice alfanumerico progressivo di identificazione, la data di emissione, nonché spazi, da compilare a  cura  del firmatario, destinati all'identificazione della lavoratrice o del lavoratore […]
4. Con il decreto di cui al comma 3 sono altresì definite le modalità per evitare eventuali contraffazioni o falsificazioni[…]

Nel lontano ma non troppo 2007, allora governo Prodi, fu introdotto questa legge nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana, con l’obbligo di osservarla e farla osservare come legge dello stato, ovvero la legge 188 del 17 ottobre 2007.
Dopo i variegati tipi di contratti lavorativi, arrivano anche le colorate forme di dimissioni…
Le dimissioni sono l'atto volontario con cui un lavoratore dipendente recede unilateralmente dal contratto che lo vincola al datore di lavoro. Nell'ordinamento italiano, le dimissioni si configurano come una facoltà del lavoratore, che può essere esercitata senza alcun limite, con il solo rispetto dell'obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi. Con il termine di "dimissioni in bianco" ci si riferisce alla pratica tesa ad obbligare i neoassunti a firmare una lettera di dimissioni priva di data, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro. Scopo della lettera era quello di allontanare il dipendente senza corrispondere alcuna indennità e per qualsiasi motivo, camuffando cosi il palese intento ricattatorio da parte del datore di lavoro, un cappio sulla vita dei lavoratori destinati al licenziamento sicuro, in caso di malattia o infortunio, o peggio ancora in caso di maternità per le donne.
Per limitare questa ondata di illegalità, il governo Prodi ha ben pensato con questo disegno di legge di predisporre un nuovo modo di dimissioni con l’obbligo di redigerle su un modello informatico, che era disponibile preso gli uffici autorizzati.  I moduli erano gratuiti, contrassegnati da un codice di identificazione alfanumerica progressiva e la data validata telematicamente assicuravano che non si trattasse di atti sottoscritti tempo prima e utilizzati a discrezione del datore di lavoro, con validità massima di 15 giorni e dovevano essere compilati con gli identificativi del datore di lavoro, del dipendente e del contratto di assunzione. Il mancato rispetto della forma prescritta o l'uso di un modello scaduto comportava la nullità delle dimissioni.
Si trattava di una legge semplice ma efficace che voleva prevenire la catena di vessazione verso i lavoratori, e soprattutto priva di costi per lo stato.
Purtroppo il governo Prodi cade prima del tempo, e ahimè dopo di lui, anche questa legge appena entrata in vigore….

L’ennesimo governo Berlusconi, tornato al Palazzo Chigi, aiutato dal suo neo-ministro del lavoro Sacconi, con un colpo di spugna dal titolo “Liberare il lavoro”, nel suo primo atto onorevole, pensa bene di abrogare la norma che tutelava i lavoratori più esposti. Il provvedimento si intitolava <>, decreto legge 25 giugno 2008, numero 112, articolo 39, comma 10 (l)………
Già, il governo dei valori forti, il governo che tutela la famiglia (e qui avrei da dire qualcosa alle tante donne che lo hanno votato perché affascinante come uomo…), il governo del fare……si, ha fatto questo e molto altro, ma di certo non per i cittadini o per assicurar loro una vita dignitosa, come la Costituzione stessa ricorda….

In tanti ci hanno messo mano, ma malgrado ciò non c’è nessuna normativa che tuteli veramente i giovani o le donne da questa piaga sociale…
Ora tocca al ministro Fornero……e noi aspettiamo (s)fiduciosi un cambiamento!




Emilia

venerdì 20 gennaio 2012

A A A +


Certo che i guai non vengono mai da soli….e ultimamente hanno l’indirizzo in tasca direi….anzi, più che un indirizzo, un continente….
E cosi, la vecchia signora, si è vista declassare ben 9 paesi nell’euro zona…..
Sembra quasi la classifica a cui siamo abituati ogni domenica, un punto, tre punti o forse pareggio…. 1, 2, X…….. oups, no….AAA+, AAA, AA, BBB+, BB, CC, D……….
Una cosa è certa, stiamo imparando parole nuove, nuove definizioni, stiamo diventando dei veri esperti di alta finanza, e dopo lo spread a collazione, ora abbiamo il rating a pranzo!
Ma cos’è il rating?...
Il rating, ovvero la valutazione, è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari, che le imprese, (banche, stati) in base al loro rischio. La valutazione si esprime attraverso un voto in lettere, in base al quale il mercato stabilisce un premio per il rischio da richiedere all'azienda per accettare quel determinato investimento. Ci sono delle agenzie che se ne occupano di queste valutazioni, e alcuni nomi li abbiamo sentiti moltissimo di questi tempi….. Standard & Poor’s, Moody’s Corporation, Fitch Rating…
L’idea di avere una visione dei conti delle imprese e renderli pubblici fu di Henry Varnum Poor, idea sposata da suo figlio Henry William, che insieme a Luther Lee Blake crearono dei indici finanziari chiari e trasparenti, fino alla fondazione dell’agenzia di rating Standard & Poor.
Simile il modo di vedere sulla trasparenza finanziaria di John Moody, un giornalista economico, che nel 1909 fondo Moody’s.
E fin qui sembra tutto normale…. Eppure, ci sono domande che vengono spontanee…  A cosa servono queste agenzie di rating e da chi sono controllate? Ci sono dei conflitti d’interesse? E poi, quanto ci costa farci valutare? Ma soprattutto sono credibili le loro valutazioni?
Visto quello che succede in questi ultimi giorni in Europa, direi che servono a fare solo un gran casino, ma dobbiamo restare seri e allora diciamo che queste agenzie servono a far sapere agli investitori se lo stato o l’impressa a cui viene prestato denaro, è  in grado di pagare il debito e con quale  grado di affidabilità…
Spulciando in giro sul web, queste agenzie che sembrano ad un primo sguardo entità esterne al mercato, esce fuori invece che sono “controllate” dagli investitori che dal mercato ricevono o grandi benefici o gravi danni, in base alle oscillazioni di mercato.…
Un’altra cosa che salta al occhio è che i principali azionisti di Standard & Poor’s  e Moody’s, sono gli stessi grandi fondi americani. Ad esempio, Capital World Investors, una delle più grandi società di gestione del risparmio Usa, oggi è il primo azionista di McGraw Hill, gruppo che controlla l'agenzia di rating Standard & Poor's e nello stesso tempo è anche il primo socio della concorrente Moody's, oppure State Street Corporation che è il secondo azionista di McGraw Hill-S&P e il settimo di Moody's. Idem Blackrock, un’altro fondo americano, undicesimo socio di Moody's e il sesto della Standard & Poor's.
La Fitch Rating, con una percentuale minore sul mercato, e spesso con il compito da arbitro tra le altre due nel caso di visioni contrastanti,  è controllata al 60% da una holding, la Fimalac, posseduta al 65,75% da una persona fisica, Marc Eugène Charles Ladreit de Lacharrière e il restante dal gruppo Hearst Corporation, conglomerato mediatico statunitense.
In poche parole, i grandi fondi americani, o persone fisiche,  sono da un lato gli investitori che utilizzano i rating per decidere quali obbligazioni comprare, e dall'altro sono anche i "padroni" delle agenzie che stilano le pagelle….e credo che in modo non positivo le mie prime domande, hanno avuto risposta: c’è un qualcuno che le controlla e ci sono anche grandi conflitti d’interesse……… Le agenzie si difendono dicendo che gli azionisti non hanno nessuna voce sulle decisioni di rating, sarà vero? Di sicuro il Top Management è scelto dagli azionisti…………
Ormai siamo abituati quando si parla di denaro, a sentire cifre con talmente tanti zeri, che quello che prende un’ agenzia di rating per valutare e dare il suo giudizio sono spiccioli…. Non si capisce bene se sono obbligati a pagare anche i stati e le banche, che benché  non lo hanno richiesto, si sono visti il proprio grado di affidabilità scaraventato ai livelli più bassi (cornuti e mazziati), oppure solo le istituzioni che lo hanno espressamente richiesto, fatto sta che la società che desidera ricevere una nota di valutazione deve versare all’inizio all’agenzia di rating 70 mila dollari e poi paga un abbonamento di “sorveglianza” di circa 35 mila dollari. In più ad ogni emissione di un giudizio di rating, l’agenzia percepisce una determinata commissione in base a percentuali fisse.
Sull’affidabilità del loro giudizio invece lascio a voi deciderlo. Di certo fino a poco tempo fa, le loro AAA+ sparate a tutto spiano dietro lauti compensi da parte di istituti finanziari, non sono state poi cosi azzeccate, basta guardare il giudizio positivo dato a 4 giorni dal fallimento sull’agenzia energetica Enron, o ancora sulla Leheman Brothers data come solida fino alla sua bancarotta….e ancora i titoli greci “venduti” come ottimi!
Le agenzie dicono di parlare a nome degli investitori, ma non hanno alcuna responsabilità politica…..eppure con le loro recenti critiche e i loro rapporti, sono sempre più pieni di raccomandazioni sulle politiche economiche da seguire e quindi assumono un significato sempre più politico.
Credo fortemente che si dovrebbe limitare il potere di queste agenzie dalla reputazione poco limpida……..pensiero, in fondo, di una profana in materia…..


Emilia